La guida

Tre domande prima di scegliere

Un colore solo, pieno

Il timbro stampa un colore solo, quello dell'inchiostro, e senza mezzi toni: quel che nel logo è scuro si stampa, quel che è chiaro resta bianco. Sfumature, ombre e trasparenze spariscono o diventano macchie. Funzionano i marchi a campiture piene e linee decise; per uno con le sfumature conviene una versione semplificata, quella che di solito si usa per i fax e i timbri.

Grande pochi centimetri

Sul timbro il logo diventa piccolo, e i dettagli più fini — una riga sottilissima, una scritta minuscola dentro il simbolo — si perdono nella gomma o si chiudono con l'inchiostro. Prima di caricarlo, guarda il tuo logo rimpicciolito a quella misura: quel che non si legge lì non si leggerà sul timbro. L'anteprima a grandezza naturale te lo mostra.

Il file giusto

Il file migliore è vettoriale: un PDF, un SVG o un file di Illustrator, che restano nitidi a qualunque misura. Vanno anche PNG e JPG, purché grandi e definiti: se il file è troppo piccolo per quella misura, l'editor ti avvisa che il logo verrebbe sgranato. L'EPS non si può usare: si salva in PDF o SVG e si ricarica.

Nota di reparto · Timbro con logo personalizzato

Timbro con logo personalizzato: come preparare il marchio, quali file usare e dove si mette

Un timbro con logo personalizzato fa una cosa che il testo da solo non fa: si riconosce prima di leggerlo. Su una busta, su un sacchetto di carta, su una fattura, su un biglietto, il marchio dice chi sei a colpo d'occhio. Ma la gomma di un timbro non è uno schermo: stampa un colore solo, senza mezzi toni, e in pochi centimetri. Il segreto è tutto nella preparazione del file.

Rettangolare, quadrato o tondo. Sui timbri autoinchiostranti rettangolari più grandi il logo sta accanto al testo, a sinistra, e le righe gli scorrono a fianco: è la soluzione da ufficio, per lettere e fatture. Nei timbri quadrati di misura media e grande il marchio sale sopra la scritta, tutto centrato: è la forma più vicina a un marchio, perfetta su sacchetti e scatole. Nei timbri rotondi il simbolo occupa il cerchio interno e la denominazione corre sul giro esterno: diventa un sigillo. Su ogni modello la grandezza del logo e lo spazio fra logo e testo si regolano nell'editor.

Il file. Il formato migliore è vettoriale: un PDF salvato dal programma di grafica, un SVG, un file di Illustrator. Restano nitidi a qualunque misura, e il bordo delle forme è pulito. Un PNG o un JPG vanno bene se sono grandi: l'editor ti dice se la definizione basta per quella misura, e ti avvisa prima che il logo diventi sgranato. Il file EPS non si usa: va salvato in PDF o SVG. Se il tuo logo è a colori, l'editor lo porta in bianco e nero con una soglia che regoli tu, e nell'anteprima vedi quel che resta.

Cosa regge la gomma. Campiture piene, linee decise, lettere non troppo strette. Cosa non la regge: sfumature, ombre, trasparenze, righe sottilissime, scritte minuscole dentro il simbolo, colori chiari accanto a colori scuri che diventano tutti dello stesso nero. Molti marchi hanno una versione «a un colore» pensata proprio per questo: se ce l'hai, usa quella. Se non ce l'hai, chiedila a chi ha disegnato il logo, o semplifica tu togliendo i dettagli che a quella misura non si vedono.

L'errore più comune. Caricare il logo intero con il payoff e il sito sotto, e poi scrivere di nuovo nome e indirizzo nelle righe. Sul timbro il logo deve essere il solo simbolo, o il simbolo con il nome; il resto va nelle righe di testo, che si leggono meglio.

Lo stesso marchio, ovunque. Il logo del timbro è lo stesso dei biglietti da visita, della carta intestata, delle etichette adesive e delle vetrofanie: usarlo nello stesso modo su tutto rende il marchio riconoscibile. Il reparto Timbri mostra tutti i modelli, con e senza logo.

Incidiamo marchi su timbri dal 1986, nella nostra sede di Roma Sud, per clienti di ogni regione: il timbro si ritira da noi o parte col corriere, e quando arriverà lo leggi nella sua pagina, al momento di configurarlo.