Un timbro con logo personalizzato fa una cosa che il testo da solo non fa: si riconosce prima di leggerlo. Su una busta, su un sacchetto di carta, su una fattura, su un biglietto, il marchio dice chi sei a colpo d'occhio. Ma la gomma di un timbro non è uno schermo: stampa un colore solo, senza mezzi toni, e in pochi centimetri. Il segreto è tutto nella preparazione del file.
Rettangolare, quadrato o tondo. Sui timbri autoinchiostranti rettangolari più grandi il logo sta accanto al testo, a sinistra, e le righe gli scorrono a fianco: è la soluzione da ufficio, per lettere e fatture. Nei timbri quadrati di misura media e grande il marchio sale sopra la scritta, tutto centrato: è la forma più vicina a un marchio, perfetta su sacchetti e scatole. Nei timbri rotondi il simbolo occupa il cerchio interno e la denominazione corre sul giro esterno: diventa un sigillo. Su ogni modello la grandezza del logo e lo spazio fra logo e testo si regolano nell'editor.
Il file. Il formato migliore è vettoriale: un PDF salvato dal programma di grafica, un SVG, un file di Illustrator. Restano nitidi a qualunque misura, e il bordo delle forme è pulito. Un PNG o un JPG vanno bene se sono grandi: l'editor ti dice se la definizione basta per quella misura, e ti avvisa prima che il logo diventi sgranato. Il file EPS non si usa: va salvato in PDF o SVG. Se il tuo logo è a colori, l'editor lo porta in bianco e nero con una soglia che regoli tu, e nell'anteprima vedi quel che resta.
Cosa regge la gomma. Campiture piene, linee decise, lettere non troppo strette. Cosa non la regge: sfumature, ombre, trasparenze, righe sottilissime, scritte minuscole dentro il simbolo, colori chiari accanto a colori scuri che diventano tutti dello stesso nero. Molti marchi hanno una versione «a un colore» pensata proprio per questo: se ce l'hai, usa quella. Se non ce l'hai, chiedila a chi ha disegnato il logo, o semplifica tu togliendo i dettagli che a quella misura non si vedono.
L'errore più comune. Caricare il logo intero con il payoff e il sito sotto, e poi scrivere di nuovo nome e indirizzo nelle righe. Sul timbro il logo deve essere il solo simbolo, o il simbolo con il nome; il resto va nelle righe di testo, che si leggono meglio.
Lo stesso marchio, ovunque. Il logo del timbro è lo stesso dei biglietti da visita, della carta intestata, delle etichette adesive e delle vetrofanie: usarlo nello stesso modo su tutto rende il marchio riconoscibile. Il reparto Timbri mostra tutti i modelli, con e senza logo.
Incidiamo marchi su timbri dal 1986, nella nostra sede di Roma Sud, per clienti di ogni regione: il timbro si ritira da noi o parte col corriere, e quando arriverà lo leggi nella sua pagina, al momento di configurarlo.