
La **rete mesh** è un telo con la trama microforata: da lontano è una grafica piena, da vicino è una rete fitta attraversata da migliaia di forellini. Serve dove un telo chiuso non si può mettere — sul ponteggio di una facciata, sulla recinzione di un impianto sportivo, lungo un balcone esposto — perché il vento ci passa attraverso invece di spingere. Un telo pieno di venti metri quadri appeso a un ponteggio è una vela: tira sui tubi, fa lavorare gli ancoraggi, e con una raffica diventa un problema di sicurezza. La mesh toglie il problema alla radice, e la grafica si vede lo stesso. È anche il materiale che lascia passare aria e luce a chi sta dietro: dai balconi coperti si continua a vedere fuori. Stampata nel nostro stabilimento di Roma Sud, spedita arrotolata in tubo in tutta Italia.
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Lato corto fino a 156 cm · lato lungo fino a 500 cm · minimo 20 × 30 cm
Lavoriamo da un rotolo alto 156 cm. Il tuo lavoro si appoggia sul rotolo con il lato più corto, che arriva fino a 156 cm. Il lato più lungo segue il rotolo e arriva fino a 5 metri. Non importa se è largo o alto: lo giriamo noi.
La stampa è allineata al millimetro e la giunzione risulta poco percepibile a distanza di visione. Da vicino, o con pannelli accostati non perfettamente a filo, la linea di accostamento resta comunque visibile: è una caratteristica della lavorazione, non un difetto.
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PDF, AI, EPS, TIFF, JPG · Max 150 MB
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Scarica il template della misura che hai scelto: porta il taglio già dichiarato (abbondanza 0 mm, 0 mm dai 100 cm di lato in su), il formato scritto sul documento e le guide su un livello a parte, da cancellare prima di inviarci il file.
300 DPI min · CMYK · abbondanza 0 mm, 0 mm dai 100 cm di lato in su · max 150 MB
Nota di reparto · Cartellonistica
Il palazzo è impacchettato dal ponteggio e l'impresa vuole metterci il proprio nome; il campo da calcio ha una recinzione lunga e gli sponsor pagano per starci sopra; il balcone del bar dà sulla piazza ed è il posto giusto per la scritta. In tutti e tre i casi la domanda vera non è come stampare la grafica: è cosa succede quando tira vento. Un telo pieno appeso in verticale su una superficie grande è una vela, e una vela tira su quel che la tiene. La rete mesh risponde a quella domanda con la trama: migliaia di forellini passanti che lasciano attraversare l'aria invece di spingerla.
Come si comporta. La rete è un poliestere spalmato in PVC, da 280 g/m², con la foratura distribuita su tutta la superficie. L'aria passa, e la spinta del vento su un telo di pari misura si abbatte in modo che si sente subito quando lo tendi: la rete vibra invece di gonfiarsi, e gli ancoraggi lavorano molto meno. È il motivo per cui su un ponteggio la mesh è la scelta normale e un telo chiuso è una scelta da valutare con chi ha montato il ponteggio. Sui campi sportivi vale lo stesso: le recinzioni sono lunghe e ventose, e una fascia di rete lungo tutta la rete metallica sta su dove un telo pieno strapperebbe.
Come si vede. Da lontano — e la distanza da cui si guarda una facciata è sempre grande — la grafica è piena e i colori sono quelli. Da vicino si vede la trama, e in controluce si vede attraverso: è il compromesso del materiale, e conviene saperlo prima. Da questo discendono due cose pratiche. La prima: la grafica va pensata per la distanza, perché la trama sottrae superficie stampata e i dettagli molto piccoli si perdono — titoli grandi, loghi netti, colori pieni, testi corti. La seconda: la mesh non copre la vista. Chi sta dietro continua a vedere fuori e a ricevere luce e aria, che sul balcone di un appartamento sotto ponteggio è un pregio e non un difetto; ma se ti serve nascondere qualcosa, la strada è lo striscione a lunga durata, che ha l'anima bloccante.
Il bordo, gli occhielli e il tiro. Su un telo che sta in verticale per mesi la finitura non è un dettaglio estetico: è quel che decide se il telo resta su. La termosaldatura perimetrale rende il bordo doppio, e gli occhielli lavorano sulla parte robusta invece che sul taglio; il cordino di rinforzo dentro la piega distribuisce il tiro lungo tutto il perimetro invece di concentrarlo sui fori, ed è la finitura giusta per le campate lunghe e per i teli legati ai tubi di un ponteggio. Gli occhielli li conta la misura — quattro agli angoli, sempre, più uno ogni 50 cm lungo i lati — e il numero compare sulla card appena scrivi le misure: su una fascia lunga sono quelli che distribuiscono il carico sulla struttura. I tenditelo, uno per occhiello, assorbono le raffiche invece di trasmetterle alla rete.
Le misure, e i due limiti che non sono lo stesso limite. Da 20 × 30 cm in su, al centimetro. Il lato corto arriva a 156 cm — è la larghezza della bobina meno il margine del tubo di spedizione — e il lato lungo a 500 cm, in un pezzo unico. Fuori misura non vuol dire grande: vuol dire grande su tutt'e due i lati, e infatti una fascia da 500 × 100 cm lungo una recinzione si fa senza problemi mentre un telo da 400 × 300 no. Le facciate intere si compongono con più teli affiancati e legati fra loro: in quel caso scrivici, perché il modo in cui si dividono cambia con la struttura del ponteggio e va deciso insieme.
Il minimo di lavorazione. La rete si usa quasi sempre in grande, ma capita anche il pezzo piccolo — la fascia sul cancello dell'impianto, il pannello su una transenna — e lì conviene saperlo prima: il tempo di macchina non cambia con la misura, quindi sotto una certa superficie il prezzo si ferma. È il minimo di lavorazione, vale un metro quadro, e il riepilogo lo chiama così. Vale per soggetto.
Come arriva, e come si lega. La rete viaggia arrotolata in un tubo di cartone e pesa poco: srotolala e lasciala distesa qualche ora, poi si lega ai tubi del ponteggio passando le fascette negli occhielli — una ogni ancoraggio, senza tirare fino a deformare il bordo. Su una recinzione metallica il filo di ferro plastificato tiene meglio delle fascette, che al sole si irrigidiscono. Chi lavora vicino a Roma può ritirarla in Via di Villa Bonelli 14, dove stampiamo dal 1986: si sceglie il ritiro nel riepilogo, e la spedizione non si paga.
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