La stessa merce ha due nomi, e li usa gente diversa: chi lavora in affissione dice manifesti, chi allestisce una vetrina dice poster, e la locandina è solo un manifesto piccolo. Stampiamo tutt'e tre sulla stessa macchina, e la sola cosa che cambia davvero è la carta. Per questo qui non trovi tre pagine che si somigliano, ma due prodotti che si distinguono: sotto, ogni scheda porta al suo configuratore.
Il retro blu, e a cosa serve. I manifesti per affissione blueback hanno il dorso colorato di blu. Non è un dettaglio estetico: su un impianto pubblicitario il manifesto nuovo si incolla sopra quello vecchio, e una carta comune lo lascia trasparire — il rosso di sotto sporca il tuo bianco, e da dieci metri si vede. Il blu fa da barriera. Il fronte è patinato e pensato per la colla da affissione: si bagna, si distende sul muro, non si arriccia ai bordi. È la carta che chiedono le concessionarie.
Il bianco, e a cosa serve. I manifesti e poster whiteback sono bianchi dietro e opachi davanti. Il bianco sotto l'inchiostro è quel che tiene i colori brillanti e le ombre leggibili: quando il soggetto è una fotografia e non una scritta, la differenza si vede. L'opaco non riflette, e in vetrina conta più di quanto sembri — un poster lucido, con la luce del negozio addosso, si legge bene solo da un punto della strada. È la carta da interno: negozi, uffici, fiere, allestimenti, corridoi.
Fino a che misura arriva in un pezzo solo. Fino a 140 × 200 cm il lavoro esce intero, senza giunzioni, perché il lato corto sta dentro la luce della macchina e il lato lungo corre sulla bobina, dove la lunghezza non è un limite. Sopra quella misura si stampa in strisce: la luce utile è 156 cm, la prima striscia copre tutta la luce e ogni striscia dopo di lei aggiunge 151 cm, perché si accavalla alla precedente. Un maxi da tabellone è fatto così da sempre — non è un ripiego, è il mestiere.
Come si posano. Il file che ci mandi resta uno solo e intero: a dividerlo pensiamo noi in prestampa, insieme al margine che serve. Quel che ti arriva sono strisce già numerate, e i numeri sono l'ordine in cui vanno sul muro. Il taglio è sul lato lungo, le strisce si posano da sinistra a destra e ogni striscia si sovrappone a quella già posata per 5 cm: quel margine accavallato copre la giunzione e assorbe le differenze di un muro che non è mai perfettamente piano — è la ragione per cui non serve misurare niente in posa. Chi lo fa di mestiere monta un tabellone in mezz'ora.
Due cose da sapere prima di configurare. La prima riguarda i formati piccoli: sotto 70 × 100 cm il prezzo smette di scendere, perché il piccolo si ricava tagliando il grande e il lavoro di macchina è identico — guarda il formato sopra prima di scegliere, spesso costa uguale. La seconda riguarda le copie: il costo di ognuna cala man mano che salgono, quindi conviene decidere la tiratura prima e non dopo. Fuori elenco si lavora comunque, con un preventivo a mano: scrivici la misura. Il lavoro si stampa in Via di Villa Bonelli 14, a Roma Sud, dal 1986 — si ritira in sede senza spese, o parte arrotolato in tubo per tutta Italia.
Cerchi un telo da appendere all'aperto invece che una carta da incollare? Guarda gli striscioni. Ti serve qualcosa di rigido, da avvitare o da mettere in piedi? Ci sono i supporti rigidi.