Un manifesto elettorale non è un manifesto qualsiasi: la misura, la carta e perfino quello che ci deve stare scritto sopra li stabilisce una legge. Sotto trovi le tre schede — la carta della strada, quella della sede, il telo del banchetto — e prima ancora le tre cose che a un comitato costano di più quando non le sa.
① I formati sono due, e sono di legge. Sui tabelloni che il Comune installa, lo spazio assegnato a ogni lista è di *«metri 2 di altezza per metri 1 di base»*, cioè un manifesto da 100 × 200 cm; quello del candidato nel collegio uninominale è di *«metri 1 di altezza per metri 0,70 di base»*, cioè 70 × 100 cm (legge 212/1956, articolo 3). Sono le due misure che trovi già pronte nel configuratore: le apri con un clic dalla scheda qui sotto e non devi calcolare niente. Le dimensioni del tabellone invece cambiano con la popolazione del centro abitato, ed è per quello che allo spazio di una lista tocca proprio un metro di base.
② Il nome del committente responsabile deve stare nel file. La norma parla di *«pubblicazioni di propaganda elettorale, comunque formate»*: quindi non solo i manifesti, ma anche i volantini e lo striscione del gazebo. L’omissione è una sanzione amministrativa, e la si scopre quasi sempre dopo aver stampato. Noi non lo aggiungiamo: stampiamo il file che ci mandi esattamente come ce lo mandi, quindi il controllo va fatto prima.
③ La propaganda indiretta non esiste più — e quasi tutti la citano ancora. Fino a qualche anno fa il Comune riservava spazi anche a chi non partecipava direttamente alla competizione: comitati di sostegno, associazioni, «fiancheggiatori». Quegli spazi sono stati aboliti dalla legge 147/2013, articolo 1 comma 400 lettera h), che ha soppresso le norme corrispondenti della 212/1956. Metà delle guide che si trovano in rete sono più vecchie di quella modifica e la raccontano come se fosse ancora in vigore: chi ci si affida stampa manifesti per uno spazio che non gli verrà assegnato. Se non sei una lista o un candidato in competizione, non hai uno spazio gratuito riservato.
Il manifesto della strada. I manifesti blueback sono la carta dell’affissione: retro blu che non lascia trasparire il manifesto attaccato prima, fronte che regge la colla e l’acqua senza gonfiarsi. La scheda apre il configuratore direttamente sul formato della lista.
Le locandine e la sede. I manifesti e poster whiteback sono carta bianca opaca da interno: la locandina dell’incontro nella vetrina di un bar, il programma appeso in sede, i poster dietro il tavolo delle firme. In strada non coprirebbero un’altra affissione, ma al chiuso rendono molto meglio.
Il banchetto in piazza. Lo striscione economico in PVC è il telo con il nome della lista sopra il gazebo: si monta la mattina, si porta via la sera e si riusa a ogni uscita. Attenzione a una cosa: su un telo non c’è nessun formato obbligatorio — i 100 × 200 e i 70 × 100 sono le misure degli spazi comunali, non della propaganda in generale — ma il committente responsabile ci vuole lo stesso.
Quel che non facciamo, detto per nome. Non certifichiamo la conformità della tua propaganda, non aggiungiamo noi il nome del committente, non chiediamo gli spazi al Comune per te e non affiggiamo. Stampiamo i manifesti nel formato e sulla carta che scegli, alla misura esatta, e te li consegniamo. Chi ti promette il resto senza aver visto le delibere del tuo Comune ti sta raccontando qualcosa. Stampiamo a Roma Sud e spediamo in tutta Italia; a Roma si ritira in sede, in Via di Villa Bonelli 14.